Quando più di venti anni fa i primi intrepidi pionieri della Piana Fiorentina presentarono le loro proposte all'amministrazione pubblica non sapevano che esito avrebbero avuto, ma una grande fiducia muoveva i loro passi...Semplici cittadini, studenti universitari, professionisti, amici della piana, espressero a diverso titolo e sotto bandiere diverse, ma unite in uno stesso intento, la volontà di fare di tutto affinché una parte più ampia possibile della "piana naturale", fosse in qualche modo conservata. Alcuni credevano che fosse necessario convertire le aree umide e le fasce vegetazionali residue (fasce definite poi meglio come corridoi ecologici) in zone a stretta protezione, altri si accontentavano di mantenere il più possibile lo status quo. Conservare per essi stessi e per i propri nipoti. In seguito si affermò a livello globale la definizione meglio compiuta di biodiversità, definizione che si applica persino su scala territoriale.
Da allora tanta acqua è piovuta nella pianura e tanto, troppo di quello che rappresentava un pericolo per la naturalità e la biodiversità comprimeva e comprime sempre più le residue "aree naturali".
Qui non si tratta di criminalizzare lo sviluppo tecnologico e la crescita urbanistica in quanto tale, ma quello che è mancato e che manca ancora oggi è un piano generale che tenga conto dell'importanza che riveste la natura e la biodiversità, per l'uomo di oggi e ancor più per quello di domani.

venerdì 23 ottobre 2009

Casse di espansione e aree di laminazione

Se si osserva la piana dalle colline circostanti, da una foto aerea
oppure on-line attraverso Google Earth o Terraflyer appare evidente la sua
vocazione paludosa.
Vocazione confermata dalle ricorrenti alluvioni (l'ultima seria nel 92) che, se
non hanno rilevanza di carattere nazionale, cioè l'effetto mediatico è
limitato nel tempo, provocano però seri danni alla popolazione locale.
I comuni si stanno muovendo da tempo creando casse di espansione dove
far confluire l'acqua in eccesso in caso di piena.
Il Consorzio di Bonifica per la verità si sta dando da fare, insieme
alle amministrazioni locali, per attuare questi piani di messa in
sicurezza, ma ci vorranno anni perché si possa considerare l'opera compiuta.
Alla fine dei giochi le aree destinate a questo uso copriranno una
superficie superiore alle attuali "aree umide naturali" (virgolette d'obbligo n.d.r). Alcune di queste,
grazie ai consigli e alle consulenze di alcuni naturalisti impegnai sul
territorio, hanno assunto una connotazione più naturale, almeno per i
periodi piovosi dell'anno. Perché allora non introdurre una norma
generale che preveda e regoli l'uso di TUTTE le aree di espansione e
laminazione
verso la naturale vocazione del territorio a trasformarsi in
padule, popolato di piante e animali acquatici? Si tratterebbe "solo" di
attuare una gestione che compenserebbe poi di molto i costi che la
gestione stessa richiederebbe: aule didattiche all'aperto e zone
turistico-ricreative finalmente rispettose dell'ambiente naturale...Che
bel sogno sarebbe! Proviamo a girarlo alle amministrazioni locali........

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